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23 Maggio 2018 Premiare l'impegno con carezze e biscotti anziché coi soldi

23 Maggio 2018 Premiare l'impegno con carezze e biscotti anziché coi soldi - il blog di Nardi Luca

Oggi a conclusione di un intervento di educazione motoria, in una sclasse di una scuola primaria del Canavese, durante il quale i bambini hanno giocato a calcio,

prima con giochi propedeutici e poi confrontandosi in un incontro, ho invitato i bambini a sedersi in cerchio e condividere tra di loro la bellezza dello sport, completando la frase "lo sport é bello perché..."; ad un certo momento la parola spetta ad un alunno il cui approccio allo sport é sempre molto competitivo e spesso invadente nei confronti degli altri compagni, la sua risposta é stata "quando mia nonna mi dà i soldi quando faccio goal con la mia squadra". L'impegno e la motivazione secondo me sono importanti nel gioco e nello sport, per raggiungere i traguardi, ritengo però che dare i soldi ad un bambino quando segna, non sia il modo migliore per stimolarlo a fare bene, il rischio é che lo sport perda l'obiettivo di trasmettere benessere, favorendo la ricerca esasperata del risultato a scapito del divertimento, del rispetto reciproco e del gioco di squadra; ho colto la palla al balzo per fare riflettere i bambini sulla differenza tra sport professionistico e sport ricreativo. Se qualcuno legge queste parole e conosce nonne che elargiscono premi in denaro ai nipoti per i goal segnati, lo invito a proporre loro di dare premi in carezze e biscotti, magari preparati in casa. Il gioco é proseguito ed ad un certo punto due bambini hanno risposto "lo sport é bello per..la grinta e la cattiveria", altro momento di riflessione collettiva, in cui ho proposto loro il mio gentil pensiero, "la grinta può essere positiva nello sport, in quanto può aiutare a raggiungere gli obiettivi preposti, la cattiveria al contrario non consente di vivere il gioco con serenità e rischia di inasprire il confronto". La risposta dei bambini é stata, "ma il nostro mister ci  ha detto che dobbiamo giocare con cattiveria". L'invito che rivolgo agli allenatori dei settori giovanili é quello di insegnare ai propri giocatori una comunicazione gentile, che consenta loro di affrontare lo sport positivamete e soprattutto di conoscere il significato delle parole che usano, il rischio é che i bambini apprendano concetti "pesanti", con "leggerezza", a scapito dello stare benee del buon sport.

La comunicazione gentile serve per vivere uno sport :-).

Luca Nardi

 

Leggi l'attivitò ludica che propongo alle società sportive, che allenano settori giovanili, PER EDUCARE ALL'ETICA SPORTIVA CON I GIOCHI DELLA GENTILEZZA.

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